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I paesi emergenti offrono alle aziende svizzere particolari opportunità come mercati di esportazione

I rischi legati al commercio con questi paesi sono però sono piuttosto alti

Le imprese orientate alle esportazioni devono perciò procedere con cautela

Sette rischi legati alle esportazioni nei
paesi emergenti e possibili soluzioni per le imprese

I paesi emergenti in rapida crescita come il Brasile o l’India offrono alle aziende svizzere ottime opportunità come mercati di sbocco. Le spedizioni verso questi paesi, però, non sono esenti da rischi. Il sondaggio annuale sui rischi legati alle esportazioni della compagnia di assicurazione del credito Euler Hermes Svizzera evidenzia i più gravi pericoli con cui devono confrontarsi le aziende elvetiche che intrattengono rapporti commerciali con i paesi emergenti. Mark Schulz, direttore Risk, Claims & Collections, spiega alle imprese come tutelarsi dai sette rischi più frequenti. 

 

1. Verificare anche la tutela contro i rischi valutari della controparte nel paese di destinazione

Il rischio valutario è uno degli aspetti più temuti dalle imprese svizzere orientate all’esportazione, anche verso i paesi emergenti. Le aziende spesso si tutelano mediante l’emissione delle fatture in euro e in franchi o l’acquisto di opzioni. Spesso, però, dimenticano che anche il cliente nel paese di destinazione è esposto a un rischio valutario. «Molte imprese si tutelano egregiamente dai rischi valutari», precisa Mark Schulz, «il problema, però, è che non sempre lo fanno anche i clienti nei paesi emergenti». Un acquirente che deve acquistare merci in una valuta estera, per esempio, ma può rivenderle solo nella propria può facilmente incorrere in problemi di liquidità senza una protezione adeguata. «Per questo le imprese dovrebbero sempre verificare la protezione della controparte contro il rischio valutario», suggerisce Schulz.

Mark Schulz

Allianz - Mark Schulz von Euler Hermes

Responsabile Risk, Claims & Collection presso Euler Hermes Svizzera

2. Tutelarsi dai rischi congiunturali

I rischi congiunturali riguardano tutte le aziende esportatrici: il 77% delle imprese svizzere sostiene di esservi soggetto in misura media o alta. Nei paesi emergenti, però, i rischi possono essere particolarmente elevati. «Proprio nei paesi emergenti può succedere che clienti che hanno sempre pagato puntualmente per anni diventino improvvisamente insolventi», avverte Schulz. Se queste imprese falliscono «è praticamente impossibile rivedere i propri soldi». Uno dei motivi sarebbe il fatto che il diritto in materia di fallimento e insolvenza spesso non funziona a dovere in queste regioni e l’unica opzione per concordare eventualmente lunghi piani di rimborso è trattare. Il 52% delle aziende svizzere dichiara per questo di ripartire le proprie esportazioni tra più paesi. L’idea di fondo è che più si diversificano i mercati di sbocco, più diminuisce il rischio cumulativo se la situazione in un paese dovesse volgere al peggio.

 

3. Tutelarsi dai mancati pagamenti con assicurazioni per le esportazioni e pagamenti anticipati

Le inadempienze nei pagamenti sono un problema ricorrente per chi intrattiene rapporti commerciali con i paesi emergenti. Lettere di credito, garanzie e assicurazioni specifiche contro i rischi di credito e legati alle esportazioni sono uno strumento utile in questo senso. In risposta al sondaggio ha menzionato questo rischio per la propria impresa il 55% degli interpellati. «L’assicurazione nei paesi emergenti può essere però molto costosa», commenta Schulz. «Inoltre le imprese svizzere devono attendere piuttosto a lungo per ricevere i propri soldi o le proprie merci». Questa variabile dovrebbe essere considerata nel prezzo e, in casi estremi, potrebbe portare un’azienda a ritenere troppo svantaggioso fare affari con questi paesi. Anche per questo la precauzione più frequente è il pagamento anticipato o almeno l’acconto degli importi in scadenza, una misura adottata dal 79% delle imprese interpellate e destinata a essere impiegata con sempre maggiore frequenza.

 

4. Stimare correttamente i rischi politici

Le aziende che investono in paesi emergenti devono confrontarsi anche con rischi politici imprevedibili. Esempi attuali sono la Turchia, il Brasile e la Russia, tutte economie importanti e significative. Il rischio più grave sono le sanzioni, possibili o già in essere, che possono bloccare improvvisamente i rapporti commerciali di interi settori industriali. Spesso le imprese svizzere temono però anche gli espropri, i sequestri e l’arbitrio dello Stato. Il 47% degli intervistati del sondaggio Euler Hermes ha dichiarato di sentirsi interessato da questi rischi in misura media o alta. La misura precauzionale più frequente è la richiesta di un pagamento anticipato o di un acconto a clienti e fornitori in questi paesi (69%), seguita dalla stipula di lettere di credito (31%) e dal maggiore ricorso a una consulenza legale competente in loco (16%).

 

5. Farsi un’idea chiara della situazione sotto il profilo della sicurezza

La situazione politica nei paesi emergenti può mettere rapidamente in pericolo i collaboratori di un’impresa. «Se un’impresa entra nella lista nera di un governo, dal rischio politico si passa anche al rischio per la sicurezza», spiega Schulz. Il 27% delle imprese ha indicato come possibile misura precauzionale il ritiro dei collaboratori, mentre il 31% punterebbe sull’informazione proattiva dei dipendenti. Almeno il 3% delle aziende ammette di aver effettivamente ritirato spesso i propri collaboratori da paesi con rischi per la sicurezza negli ultimi dodici mesi. Oltre ai pericoli derivanti dai rischi politici sono stati menzionati, tra gli altri, anche terremoti, eruzioni vulcaniche e inondazioni. 

 

6. Discutere dei rischi interculturali

Le incomprensioni culturali possono rendere particolarmente difficoltosi i rapporti con i clienti. Il 35% degli interpellati ha dichiarato di sentirsi interessato da questo rischio. «Richiedere referenze e verificare la solvibilità»: queste sono per Schulz due regole che le imprese svizzere potrebbero adottare per contenere questo rischio. Un partecipante al sondaggio ha svelato la sua ricetta: «Rispetto, educazione e umorismo funzionano sempre». Oltre a questo, il 61% delle imprese che hanno partecipato al sondaggio crede nell’opportunità di instaurare un rapporto stretto con i partner commerciali e tiene conto dell’esperienza interculturale dei candidati al momento di assumere nuovi collaboratori (39%). «Alla fine è sempre l’istinto a dirci se il rapporto con un partner commerciale estero può funzionare o meno», chiosa Schulz. Secondo la sua esperienza, per questo motivo capita spesso, dopo qualche tempo, di cambiare partner. In molti paesi come il Brasile, per esempio, avrebbe senso cercare due o tre partner commerciali per regioni diverse. «Questo consente anche di diversificare il rischio», precisa Schulz.

 

7. Non piegarsi alla corruzione

Il 39% delle imprese svizzere interpellate ravvisa nell’incertezza del diritto un rischio per le relazioni commerciali con l’estero. Un tema ricorrente in questo senso, a proposito dei paesi emergenti, è la corruzione. «Molti affrontano la questione con eccessivo lassismo», critica Schulz. L’intenzione di rispettare le leggi anticorruzione nei paesi di esportazione resta pertanto a un livello basso. Nel 2017, solo il 37% degli interpellati ha riconosciuto l’importanza di questo obiettivo e solo il 29% voleva introdurre e osservare direttive interne di Corporate Governance contro la corruzione. Questa situazione può anche diventare particolarmente delicata in loco: se gli affari non funzionano senza bustarelle, le imprese svizzere si trovano davanti a un dilemma. Associazioni per il commercio con l’estero come Swiss Export o Switzerland Global Enterprise offrono alle imprese un servizio professionale di consulenza al riguardo. «Limitarsi ad assecondare la corruzione può avere risvolti molto pericolosi», ammonisce Schulz. 

 

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Il sondaggio dei rischi connessi all’esportazione Euler Hermes 2017

Ogni anno la compagnia di assicurazione del credito Euler Hermes interpella i responsabili delle decisioni di aziende svizzere per capire quali siano dal loro punto di vista i rischi collegati al commercio con l’estero. Quest’anno hanno risposto al questionario 331 aziende svizzere. Il rapporto non pretende in alcun modo di essere rappresentativo. Il 17% degli interpellati lavora in aziende con più di 249 dipendenti, il 26% in aziende con un numero di dipendenti compreso tra 0 e 9. Qui è possibile scaricare una sintesi dei risultati. 

 

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